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Le gru del porto antico

Le Gru del porto antico

Nota introduttiva alla collezione fotografica

Ho fotografato il porto di Ancona tra la fine del Novecento e i primi anni Duemila. All’epoca il mio sguardo si concentrava su quella porzione di città ove le funzioni produttive convivevano con i segni antichi; non avevo un progetto complessivo su Ancona — quello è arrivato dopo con inAncona — ma ricordo bene il senso di attrazione che provavo davanti a quelle geometrie, a quegli spazi di lavoro, a ciò che restava di un’antica economia portuale.

Lavoravo in medio formato, in bianco e nero, con la lentezza e la cura che la pellicola impone.

Oggi molte di quelle tracce sono mutate: tra le cose sparite, le gru del porto antico occupano uno spazio fisico e simbolico nella memoria urbana.

La collezione che presento raccoglie delle immagini  che intendono conservare i frammenti di una realtà ormai storicizzata. Un’operazione documentaria e sentimentale: un gesto di cura verso la memoria visiva della città.

(accompagno di seguito alcune immagini della collezione)


Lo spirito della collezione

Questa non è una mera raccolta estetica: è una scelta di conservazione e di lettura. Le fotografie fungono da testimonianza visiva di un tempo e di funzioni urbane che hanno segnato la vita collettiva. La loro forza sta nell’essere documenti costruiti con uno sguardo poetico ma rigoroso, attento alla realtà e al suo valore come fonte di conoscenza e memoria per la comunità.


Proposte di obiettivi della collezione

  • Conservare: proteggere, catalogare e digitalizzare le immagini assicurando metadati e tracciabilità storica.
  • Restituire: mettere le fotografie a disposizione della cittadinanza e delle istituzioni attraverso esposizioni e pubblicazioni che le contestualizzino.
  • Coinvolgere: stimolare un confronto con chi ha vissuto il porto, raccogliendo memorie orali e punti di vista che arricchiscano la lettura visiva.
  • Usi culturali e istituzionali: offrire materiali per conferenze, incontri pubblici, eventi istituzionali e percorsi tematici legati alla memoria del lavoro e della città.
  • Formato e fruizione: impatto espositivo con grandi formati per mostre ed arredo urbano, una tiratura limitata di cartoline fine-art.
  • Supporto alla progettazione urbanistica: mettere la collezione a disposizione di architetti, paesaggisti e pianificatori come documento storico utile a orientare interventi di conservazione, rigenerazione e scenari progettuali futuri.

 


Il valore per l’identità e la cultura cittadina

Queste immagini sono risorse identitarie: contribuiscono a ricostruire la narrazione materiale del rapporto tra città e porto. Non sono esercizi di stile fine a sé stessi, ma punti di partenza per riflessioni sulla trasformazione urbana, sull’economia del lavoro e sulla memoria collettiva. Inserite in percorsi culturali, didattici e istituzionali, possono favorire una percezione più articolata della storia locale, offrendo strumenti visivi per la partecipazione pubblica e per la costruzione di politiche culturali sensibili al patrimonio immateriale del lavoro.


Modalità di lettura e proposte di fruizione

  • Mostra tematica compatta con apparati testuali che colleghino le fotografie alle memorie raccolte; grande formato per restituire presenza fisica alle immagini.
  • Cartella-archivio digitale accessibile a ricercatori, uffici tecnici e istituzioni culturali.
  • Cartoline fine-art (tiratura limitata) come oggetti commemorativi da distribuire in occasione di incontri pubblici o eventi dedicati, strumenti che partecipano alla formazione di una memoria condivisa.
  • Incontri pubblici e panel in cui le immagini siano spunto per dialoghi su memoria, progetto urbano e futuro della relazione città-porto.

 


Per i progettisti: una risorsa documentaria

Per chi si occupa di pianificazione e paesaggio, la collezione offre materiali utili a comprendere l’evoluzione degli spazi portuali e a legare ogni proposta progettuale a una conoscenza storica del luogo. Le fotografie possono integrare analisi, supportare tavoli di partecipazione e aiutare a valutare scelte di conservazione e riuso in una prospettiva che rispetti radici e trasformazioni.


Rilevanza per la candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028

Nel racconto che una città costruisce per candidarsi a un titolo nazionale è essenziale mostrare non solo i monumenti, ma le pratiche, i mestieri e le metamorfosi che ne definiscono l’identità. Le gru del porto antico possono essere inserite come frammento significativo di quella narrazione: un pezzo della memoria materiale che arricchisce il dossier con testimonianze concrete sulla relazione tra Ancona e il mare, sulla sua dimensione produttiva e sulla capacità della città di interrogare il proprio passato per immaginare il proprio futuro culturale.


max guidobaldi

Max Guidobaldi Photostudio