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Corso Fotografia Ancona – IMPARARE A FOTOGRAFARE

[CORSO FOTOGRAFIA ANCONA/FALCONARA]

stiamo preparando il nuovo CORSO DI FOTOGRAFIA!
Sì ci stiamo preparando e il volantino che vedi sotto è solo una delle novità: MERCOLEDì 18 SETTEMBRE 2019 PRESENTEREMO IL CORSO DI FOTOGRAFIA -> NON MANCARE 🤩
Il Corso si svolgerà presso il mio studio a Falconara Marittima in via Foscolo 4.

quest’anno avremo veramente uno special guest come insegnante,  nientemeno che il buon David Fazzini👍 colui che insegna la tecnica Fotografica senza noia e senza timore 😉
A seguire Marco Bucci tratterà argomenti specifici come la post produzione con Lightroom e Photoshop e la gestione dei file digitali.

Ovviamente non trascureremo qualche approccio monografico di fotografi famosi, che hanno sempre qualcosa da insegnarci e sanno portarci per mano, dentro questo potente e sempre attuale linguaggio, che è la FOTOGRAFIA!

Il PROGRAMMA è articolato così:

  • Fotografia – cenni storici sulla nascita e sulle tecniche arrivate sino a Noi
  • Tempi di posa e velocità ISO
  • Diaframma e profondità di campo
  • Esposizione e strumenti per la misurazione (esposimetri)
  • Ottiche fotografiche
  • Gestione file digitale – cenni di Postproduzione digitale
  • 2 uscite tecnico pratiche
  • revisione tecnico-critica degli scatti dei corsisti
  • Test di apprendimento e rilascio attestato finale

Entra nel GRUPPO FACEBOOK per restare informato sul corso e i contenuti >>> https://www.facebook.com/groups/maxfotocorsi

Partecipa all’incontro di MERCOLEDì 18 SETTEMBRE 2019 quando PRESENTEREMO IL CORSO DI FOTOGRAFIA >>> https://www.facebook.com/events/2386618828268259/

O scrivi su info@maxguidobaldi.com

Anche se non siete interessati; avvisate i vostri amici che desiderano imparare a scattare buone foto o migliorare i loro risultati!

ciao a presto Max Guidobaldi

 

Sotto pubblico qualche foto scattata durante gli incontri (ogni tanto ne aggiungo qualcuna)

Servizio Video Aziendale – Bufarini srl Falconara

[vc_row][vc_column][vc_column_text]ciao sono Max,

se ci credi, abbi il coraggio di metterci la faccia

è così che  Giovanni Rana si è guadagnato la notorietà dal 93% degli italiani, e forse grazie a Lui  abbiamo conosciuto questo modo di dire e di agire, che oggi è diventato un imperativo nella comunicazione in tutti gli ambiti.

Sì perchè un imprenditore che crede nel valore e del suo prodotto, un professionista che è convinto di erogare un servizio indispensabile ai suoi clienti, puo contare su un Testimonial d’eccezione ed efficace: SE STESSO.

Ti sei mai chiesto perchè un messaggio recitato male, magari con malcelato imbarazzo, con gli accenti e le pause non sempre al momento giusto “arriva” in maniera più efficace, rispetto ad un messaggio ben confezionato?

Mi sono risposto così, correggimi se sbaglio: se una persona, come me e come te, ha deciso di mettersi in gioco fino ad esporsi in pubblico con un video, andando oltre la paura di sentirsi ridicolo o di sbagliare qualcosa, consapevole del rischio di poter essere criticato e deriso: DEVE AVERE VERAMENTE QUALCOSA DI IMPORTANTE DA DIRMI!

Che poi venda tortellini o trapani pneumatici non importa, nella mia mente vincerà sempre la percezione di un messaggio trasmesso con coraggio e audacia, e magari proverò anche un po’ di simpatia e stima per quel attore improvvisato che si propone con tanto coraggio.

Obiettivo raggiunto.

Così quando con Bufarini servizi Ambientali abbiamo parlato di Video, ho pensato subito a Matteo Caimmi come l’imprenditore perfetto per bucare lo schermo e trasmettere il messaggio giusto per la sua azienda.

Umile e deciso allo stesso tempo, schietto e concreto, legato alla tradizione ma proiettato nell’innovazione, Matteo, imprenditore con un codice etico e morale impeccabile, che si riflette completamente sul suo modo di lavorare, di rapportarsi con i clienti e col suo staff.

Tutto questo ovviamente doveva “passare” con un messaggio costruito ad hoc in cui l’immagine e la voce di Matteo avrebbe veicolato l’intero messaggio.

Così mi sono messo a pensare e scrivere lo storyboard del progetto di comunicazione Video Aziendale. Dai testi alla sequenza delle immagini, fino alla regia delle riprese e del montaggio finale. Un lavoro abbastanza nuovo per me; dalla mia parte però ho la certezza di conoscere molto bene l’azienda, dopo aver ideato la strategia e il messaggio delle campagne pubblicitarie degli ultimi anni. Inoltre alla Bufarini srl si sono sempre dimostrati aperti alle nuove proposte ed innovazioni in campo comunicativo.

Dopo aver discusso ed aggiustato assieme il messaggio, è arrivato il giorno delle riprese. Matteo e tutto lo staff della Bufarini Servizi Ambientali hanno partecipato al progetto di comunicazione aziendale di prima persona, con pazienza, disponibilità ed entusiasmo:

perchè in fondo, se ci credi, è normale metterci la faccia! NO?

Vi lascio al video istituzionale completo, commenti e valutazioni sono gradite.

a presto Max Guidobaldi

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Servizio Video Aziendale per Bufarini Servizi Ambientali a Falconara / Ancona

Democrazia Fotografica: nostalgia o prospettive?

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ciao sono Max,

c’era una volta, una splendida valle in quota ben nascosta tra alte montagne; per raggiungerla erano necessarie diverse ore di faticoso cammino. Proprio per questo non molti appassionati montanari, muniti di coraggio e pazienza, intraprendevano il sentiero per recarvisi.  In ogni caso, sarà stato un po’ il fascino dell’impresa, un po’ la meta assai ambita, che lungo il sentiero si incontrava sempre qualcuno col quale scambiare qualche impressione e fare quattro chiacchiere, col quale godere del panorama e sollevarsi dalle fatiche lasciate ormai alle spalle. Durante il cammino, si sostava per consumare un frugale pasto, recuperare le energie cercando l’ombra di un albero o una improvvisata seduta su una pietra nuda.

Inaspettatamente, dopo aver faticato e sudato, ecco finalmente il meritato ristoro: la bellissima Valle, con due laghi nel mezzo e il rifugio ai piedi del ghiacciaio che si ergeva sul versante nord della montagna.

Una volta giunti sulla Valle, magnifica e incontaminata, era facile incontravi altri montanari che, armati della stessa passione e tenacia, avevano percorso l’unico sentiero che portava alla meta. Era buona regola salutarsi con rispetto anche se non ci si conosceva affatto; parlare a voce bassa ed ascoltare i consigli di coloro che frequentavano la Valle ormai da diversi anni.

Si sa, la sera e la magica notte arrivano in fretta tra le montagne, così il rifugio diveniva un vivace luogo di incontri, per scambiarsi le impressioni del viaggio, per ascoltare i racconti di coloro che avevano percorso sentieri e scalato cime ardue e spiritualmente gratificanti; insomma un luogo ove i progetti e i sogni prendevano forma.

Ma i tempi cambiarono, ben presto fu realizzata una strada che permetteva di raggiungere la Valle comodamente in auto; al posto del piccolo rifugio, venne edificato un efficiente ristorante, con di fronte un ampio parcheggio.

Adesso la Valle era alla portata di chiunque volesse raggiungerla, anche solo per curiosità, magari per una domenica di sole con gli amici.

Adesso le regole erano cambiate: non era più necessario salutare con rispetto, ne parlare a bassa voce, ognuno poteva urlare o stare zitto senza ascoltare gli altri, giocare a palla o accendere lo stereo a tutto volume e purtroppo, sempre più spesso capitava di trovare rifiuti e cartacce lasciate qua e là dai villeggianti improvvisati.

Il silenzio e l’incanto erano rotti dalla confusione e dalla musica proveniente dal ristorante, la sera scendeva tra un antipasto e una bottiglia di vino, senza che nessuno si accorgesse realmente del tramonto e le sue mille sfumature. Durante il convivio, tutti avevano qualcosa di importante da dire, magari alzando la voce per salire sopra le tante voci che echeggiavano in sala. Tante risate e sonore pacche sulla spalla, pochi sogni e progetti di cui parlare, poche idee su cui confrontarsi.

Contare sulle metafore, quando si ha qualcosa da dire, penso sia molto importante per raggiungere un pubblico più ampio possibile. Credo sia anche un modo di porre la questione in maniera “aperta” così da stimolare riflessioni ed apporti esterni. Questa è una cosa che ho imparato grazie alle occasioni in cui ho avuto la fortuna di insegnare qualcosa a qualcuno.

L’evoluzione che ha subito la Fotografia negli ultimi venti anni è chiaramente il Focus della metafora con la Montagna e la Valle incantata: la strada asfaltata è l’avvento del Digitale, il facile e immediato accesso alle informazioni e condivisione di contenuti.

Se fossi un Montanaro che ha appeso gli scarponi al chiodo vi direi deluso – si stava meglio quando si stava peggio! –   Invece non mi sento così, sono solo disorientato ma alla ricerca di risposte ed ancora molto, molto curioso; in ogni caso fiducioso che, qualcosa di buono, sia stato portato dai cambiamenti degli ultimi vent’anni.

Per questo ho deciso di scrivere questo lungo articolo, a quattro mani con una persona che ha vent’anni meno di me, con la quale ho condiviso esperienze progettuali come

sguardi sui confini, con il quale collaboro attivamente ad oggi: Federico Cerioni.

Esperto di Digital Marketing, Comunicazione e Social Media, se-non-che nativo digitale ed appassionato Fotografo, lo chiamo in causa per riflettere assieme sulla metafora che avete letto, per avere un suo apporto verso la comprensione:

  • Tu Federico hai cominciato a fotografare direttamente in digitale, oppure hai provato ad impressionare qualche fotogramma agli inizi?
    Fotograficamente parlando, sono un nativo digitale. Durante l’università ho avuto la possibilità di studiare fotografia anche dal punto di vista “tradizionale”, ma ho iniziato a scattare direttamente in digitale.

 

  • Che posto hai riservato alla fotografia nella tua vita e nel tuo lavoro?
    Inizialmente il ruolo è stato principalmente lavorativo. Ero fresco di studi (e di Partita Iva), e i miei primi incarichi sono stati come fotografo, soprattutto nel settore dell’interior design e dell’arredamento. E’ così che mi sono innamorato della simmetria, delle linee e delle geometrie. Poi ho iniziato ad intendere la fotografia come parte di un mondo più ampio, quello della comunicazione, che rappresenta la mia più grande passione e il mio lavoro attuale. Io non sono una persona che riesce a specializzarsi troppo e concentrarsi esclusivamente su una cosa; mi ritrovo nella categoria delle persone “multipotenziali” (illuminante sul tema questo video). Oggi per me la fotografia è uno dei linguaggi che preferisco, che ha un ruolo sempre centrale nei progetti che seguo nel campo del marketing digitale e dei social media. Ogni tanto mi capita di seguire dei progetti esclusivamente fotografici e di lavorare ancora come fotografo, così come amo fotografare per passione (indipendentemente dall’attrezzatura che utilizzo) i luoghi e i paesaggi che fanno parte della mia vita. Vita e lavoro per me spesso coincidono, e la fotografia mi accompagna in entrambi i casi.

 

  • Sento dire che la fotografia deve diventare “altro” per sopravvivere ai cambiamenti degli ultimi anni; secondo te ci sono anche delle possibilità evolutive?
    Le tecnologie negli ultimi anni hanno fatto passi da gigante in ogni settore, e la fotografia non è di certo rimasta a guardare. L’aspetto tecnico però credo che abbia contribuito a creare un approccio spesso sbagliato alla fotografia, fatto esclusivamente di tecnicismi, tecnologie, megapixel e ricerca dell’ultimo modello di lente o di macchina fotografica. Fotografare, per me non significa questo. Io credo che la vera evoluzione della fotografia sia quella del ritorno alle origini, quando tutti ricominceremo ad osservare prima di scattare. Un po’ come nel tuo racconto, quando si arrivava nella valle per il gusto di scoprire e non perché era facile farlo. Ormai con gli smartphone sempre a portata di mano siamo ossessionati dallo scatto, di ogni genere. Personalmente, ho imparato ad apprezzare ancora di più la fotografia da quando ho iniziato a scattare un po’ di meno, a pubblicare sui social meno fotografie e a concentrarmi di più sull’osservazione e sulla composizione. Less is more.

 

  • Quali sono i risultati positivi che si possono già “toccare con mano” in questo cambiamento?
    Andiamo sul concreto. Se parliamo di cambiamento, non possiamo non tenere conto dei social network, e se parliamo di ampia diffusione delle immagini, Instagram è sicuramente uno dei canali più importanti. Il risultato positivo, a livello fotografico, è secondo me la nascita di molte community e micro-community dedicate a temi particolari, a tecniche specifiche o a generi ben precisi. E’ questa la vera democrazia fotografica: quando intorno ad un certo tema, magari all’interno di una community o legati dallo stesso hashtag, lo scatto del professionista è sullo stesso livello dello scatto dell’amatore o dell’appassionato che fotografa con lo smartphone. Se la fotografia emoziona, indipendentemente da chi l’ha scattata e dall’attrezzatura, allora sì che siamo di fronte ad un risultato positivo.

 

  • Visto che parli di Community dedicate ad un progetto preciso, ricordi il nostro progetto Sguardi sui Confini? Eravamo un bel gruppetto, con un Focus da seguire e un obiettivo da raggiungere; cosa ti ha lasciato come fotografo e come professionista quella esperienza vissuta confrontandoti con un lavoro collettivo?
    Sono molto legato al mio territorio e alla mia città, quindi ricordo quella esperienza sempre con piacere. Raccontare “i confini di Falconara” è stato un compito molto intenso e un importante lavoro di ricerca, che credo sia arrivato bene al pubblico, visto l’ottimo successo dell’esposizione. Lavorare in gruppo è sempre molto formativo, e la cosa più bella è senza dubbio vedere come ogni persona riesce ad interpretare lo stesso argomento in modo diverso. Il concetto di “confine” può essere anche molto profondo, e credo che per ogni partecipante sia stato un po’ come fare un viaggio dentro e fuori i propri confini personali. La soddisfazione più grande? Vedere tanti falconaresi fermarsi alla mostra, riscoprire il bello della propria città e arricchire le immagini con i propri pensieri e i propri ricordi.

 

  • Fare una “bella foto” è un traguardo che si nega a nessuno oggi, la spettacolarizzazione dei risultati rende “tutti fotografi”. Ma allora qual’è il vero confine tra chi fotografa con fini estetici e chi è un vero fotografo?
    Questa è la domanda delle domande e vale per la fotografia come per molti altri settori. Da un punto di vista puramente lavorativo, il vero fotografo probabilmente è quello che “vive” grazie alla fotografia. Se invece parliamo di approccio, il fotografo è quello che fa ricerca, che azzarda, che non scatta compulsivamente e che è in grado di capire – ad esempio – quando una foto ha senso che sia pubblicata sui social e quando invece è meraviglioso tenersela per se stessi. Il vero fotografo, oggi, non è quello che segue solamente le dinamiche dei like e del consenso, ma è quello che vede la fotografia in ogni contesto, anche dove non ci sarebbe niente da fotografare.

 

Grazie Federico per il tuo (come sempre) generoso apporto :)))

le regole del copywriting e la pazienza di chi è arrivato a leggere fin qui, mi suggeriscono la chiusura dell’articolo.

Non escludo comunque di tornare a discutere e cercare il confronto su certi contenuti.

A presto Max

 

se vuoi saperne di più sui progetti Fotografici che ho ideato e condotto gli ultimi anni:

 

 

 

Aggiungo sotto una “collezione” di immagini scattate in occasione degli eventi organizzati con Federico Cerioni gli scorsi anni.

 

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